|
Per Cidis Onlus il problema abitativo degli immigrati costituisce da tempo un’area di massima attenzione.
Dopo il lavoro, l’accesso all’alloggio resta infatti per i nuovi venuti la maggiore preoccupazione. Oltreché per l’ovvia necessità di un tetto, la disponibilità di un’abitazione è indissolubilmente legata per lo straniero alla possibilità concreta di esercitare altre facoltà, difatti per ottenere il permesso di soggiorno o il suo rinnovo, l’immigrato deve ad esempio risiedere regolarmente in un Comune e dunque disporre di un alloggio. Per poter ricongiungersi con la famiglia rimasta in patria, ha bisogno di dimostrare la disponibilità di una abitazione dignitosa che rispetti gli standard di abitabilità richiesti ed abbia una superficie adeguata al numero dei futuri inquilini.
Rapporti e ricerche nazionali o riferite a contesti locali, denunciano un aumento progressivo della precarietà della condizione abitativa degli immigrati, i quali continuano ad avere un difficile accesso all’alloggio per numerosi motivi: affitti molto elevati, non disponibilità degli affittuari a dare loro in locazione i propri alloggi, comportamenti xenofobi quando non di esplicita discriminazione.

E’ così che in generale gli immigrati occupano oggi le case peggiori sia per ubicazione, sia per qualità del patrimonio immobiliare. Peraltro, le loro abitazioni sono spesso piccole o sovraffollate. Gli edifici sono degradati o malsani ed anche quando riescono a trovare un alloggio soddisfacente, il rischio di sfratto è sempre incombente, così come la necessità di frequenti cambi di abitazione.
Cidis Onlus sostiene da anni la necessità di affrontare la questione abitativa in un contesto ampio che superi ovviamente l’emergenza dei Centri di accoglienza, ma che neppure riversi totalmente sul patrimonio di edilizia popolare la soluzione del problema. Questo non solo per la cronica inadeguatezza di esso, ma anche per evitare un aumento della conflittualità sociale con i cittadini a basso reddito o a rischio di esclusione sociale.
Cidis Onlus ritiene pertanto che solo un’ottica inclusiva possa consentire di delineare, e di conseguenza realizzare, un “abitare sociale” che soddisfi i bisogni primari delle fasce meno abbienti, italiane o meno, ma prevenga i conflitti legati alle nuove convivenze urbane. La questione abitativa dovrebbe dunque essere affrontata sia in termini di convivenza civile che di coesione sociale.
In questa direzione Cidis Onlus sperimenta da alcuni anni, in diverse aree del paese, alcuni percorsi innovativi:
Orientamento, Intermediazione e Accompagnamento all'affitto
Accesso alla casa in proprietà attraverso l’Autocostruzione associata
 |