La crisi economica si è velocemente generalizzata. Licenziamenti, cassa integrazione, contratti di lavoro di brevissima durata, estrema difficoltà a collocarsi o ricollocarsi sul mercato del lavoro, stanno colpendo lavoratori italiani ed immigrati. Per questi ultimi, tuttavia, le conseguenze risultano particolarmente gravi, perché la instabilità della posizione lavorativa non coincide solo con un peggioramento delle condizioni economiche, ma è anche connessa alla possibilità o meno di restare in possesso di un documento di permanenza legale nel paese. Senza un lavoro infatti è pressoché impossibile per l’immigrato ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. E qualora decidesse di restare in ogni caso sul territorio italiano senza un adeguato titolo di soggiorno, si vedrebbe comunque preclusa ogni possibilità di regolare la sua posizione lavorativa anche se riuscisse a trovare un nuovo lavoro. In relazione a questa grave situazione, i firmatari del presente Appello denunciano con preoccupazione: Allo stato attuale, l’unica possibilità concessa dalla normativa all’extracomunitario che perde il posto di lavoro, è il Permesso di soggiorno per attesa occupazione. Questa tipologia di permesso, anche in ragione dei lunghi tempi di attesa per il suo rilascio, risulta del tutto inadeguata al fine di concedere il tempo necessario per la ricerca di una occupazione e la stipula di un nuovo contratto di lavoro, anche per i tanti immigrati che vivono da anni in Italia ed hanno lavorato “in regola”. Alla luce di quanto esposto, Cidis Onlus , insieme ai firmatari del presente documento, fanno appello affinché possa essere prospettata un’interpretazione estensiva dell’articolo 22, comma 11 del Testo Unico sull’Immigrazione che consenta di mantenere l’iscrizione nelle liste di collocamento (e di conseguenza il Permesso di soggiorno) per un periodo superiore all’attuale limite. |