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IMMIGRATI. LA CRISI COLPISCE DUE VOLTE

La crisi economica e il conseguente dilagare della disoccupazione continua all’inizio del 2010 a colpire duramente i lavoratori, in particolare immigrati. Se la perdita del posto del lavoro infatti è un problema grave per qualsiasi lavoratore, per uno straniero è drammatica. Gli immigrati non sono soltanto i primi ad essere licenziati o messi in cassa integrazione, ma rischiano di essere costretti al rimpatrio, anche dopo anni di regolare soggiorno nel nostro paese. La perdita del lavoro equivale infatti per loro alla perdita del diritto al Permesso di soggiorno.
E’ questa la ragione per la quale Cidis Onlus ritiene nel 2010 di dover dedicare un particolare impegno su questo fronte. I dati che il suo Osservatorio dei Flussi gli fornisce trimestralmente mostrano come nel corso degli ultimi mesi la disoccupazione è andata aggravandosi, estendendosi a macchia d’olio in gran parte dei settori produttivi e in tutte le forme di precariato e non, con il conseguente aumento del tasso di disoccupazione.
Ricadute negative si sono fatte sentire in quasi tutti i settori: in particolare nell’industria, nell’artigianato, nell’agricoltura, nell’edilizia e nel settore del turismo, dove forte è la presenza di lavoratori stranieri. Ma sono state molto visibili anche nell’ambito del lavoro di cura, dove l’abbassamento del reddito delle famiglie italiane ha spinto al licenziamento del lavoratore straniero, oppure alla corresponsione di compensi più bassi od al non rispetto degli obblighi contrattuali. Particolari difficoltà inoltre si registrano nel lavoro agricolo stagionale al Sud Italia: un lavoro sempre più nell’irregolarità, con retribuzioni giornaliere in molti casi differenziate in base al gruppo etnico di appartenenza.

E’ così che il generale impoverimento e la perdita del lavoro hanno determinato un notevole peggioramento della situazione economica ed alloggiativa degli immigrati, sui quali è gravato peraltro un pesante clima di intolleranza dovuto ad una campagna mediatica che ha ricondotto il problema della sicurezza ad una sola questione di appartenenza etnica.
Dinanzi a questa situazione, non sottovalutando certo la gravità dell’impatto della crisi sui lavoratori italiani, Cidis Onlus ha espresso più volte alle autorità competenti la sua viva preoccupazione per:
• la già avvenuta o potenziale perdita della titolarità di un regolare Permesso di soggiorno per molti immigrati;
• l’aumento significativo del numero degli sfratti per morosità, in conseguenza della riduzione del reddito da lavoro, e più in generale l’acutizzarsi del disagio abitativo di singoli e nuclei familiari;
• il rischio che diminuendo l’occupazione ufficiale ed aumentando quella in nero, un segmento di popolazione immigrata possa andare ad inserirsi tra la bassa manovalanza della criminalità organizzata;
• il sempre più frequente ricorso al rimpatrio di familiari a carico che comporta lo sradicamento, in particolare di minori nati e cresciuti nel nostro paese.

Alla luce si questa grave situazione e nel timore che possa ulteriormente essere pregiudicata, Cidis Onlus è impegnata su quattro linee di azione che gli appaiono sostanziali per dare una risposta adeguata ai problemi cui oggi è confrontata una parte importante di popolazione immigrata.
Si tratta di lavorare per:
a. ricercare di una soluzione che consenta un regolare soggiorno nel nostro paese a chi ha perso più o meno temporaneamente il lavoro
Allo stato attuale, infatti, l’unica possibilità concessa dalla normativa all’extracomunitario che perde il posto di lavoro, è il Permesso di soggiorno per “attesa occupazione”. Questa tipologia di permesso, anche in ragione dei lunghi tempi di attesa per il suo rilascio, risulta del tutto inadeguata al fine di concedere il tempo necessario per la ricerca di una occupazione e la stipula di un nuovo contratto di lavoro, anche per i tanti immigrati che vivono da anni in Italia ed hanno lavorato “in regola”. Per questo, malgrado la disponibilità mostrata in molti casi dalle autorità, si impone la ricerca di una via d’uscita ufficialmente riconosciuta che consenta di mantenere l’iscrizione nelle liste di collocamento (e di conseguenza il Permesso di soggiorno) oltre l’attuale periodo limite.
b. migliorare e aumentare le possibilità di accesso ai servizi socio assistenziali
Molti dei servizi del sistema di welfare italiano sono preclusi ai cittadini immigrati. Seppure questi sono in Italia da più anni, hanno o hanno avuto un lavoro , pagano le tasse, mandano i loro figli a scuola, gli stranieri che non hanno un Permesso di Soggiorno di Lungo Periodo CE, ma solo il semplice permesso di soggiorno, non possono, ad esempio, chiedere l’assegno di maternità, l’assegno INPS per gli invalidi, l’assegno sociale. Inoltre sulla base degli anni di permanenza sul territorio, rischiano di non poter accedere ai contributi a sostegno della locazione ed alla graduatoria per ottenere un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Il sistema sembra essere un circolo vizioso: le persone che non lavorano o con forme di lavoro precario saranno destinate, o per mancanza di reddito o per breve permanenza sul territorio, ad essere relegati ai margini della società, oltre che ad una possibile posizione di irregolarità. Rendere accessibile ai titolari di Permessi di Soggiorno le prestazioni socio-assistenziali non solo è doveroso al fine di rimuovere una discriminazione ingiustificata, ma è anche strategico per la prevenzione di situazioni di estrema povertà.
c. prevedere un sistema flessibile di ingresso (ed uscita) per motivi di lavoro
Le crisi economico finanziarie globali necessitano di politiche strutturali atte ad affrontarle anche nel settore dell’immigrazione: i flussi migratori sono infatti allo stesso tempo effetti ed indicatori delle recessioni economiche. Un sistema rigido e macchinoso di ingressi, come previsto dalla legge Bossi-Fini, cozza inevitabilmente con la grande fluidità dei processi economici mondiali. Prevedere un sistema flessibile di ingressi è uno strumento utile per accompagnare e fronteggiare le conseguenze di questa fluidità. Sono infatti in aumento i casi di cittadini stranieri che stanno pensando di tornare nel loro Paese di origine, ma sono tuttavia bloccati dal timore dell’impossibilità di un eventuale ritorno in Italia e dunque rimangono anche accettando condizioni di grave disagio. Nella pratica, un sistema flessibile dovrebbe prevedere la possibilità di ingressi multipli, che consentano al lavoratore migrante, qualora lo desideri, di uscire dal territorio in situazione di crisi, con l’assicurazione di poter rientrare senza passaggi complicati e lavorare anche per datori di lavoro diversi.
d. alleggerire il disagio abitativo con la presa in carico delle situazioni di grande emergenza e con un sostegno finanziario per le famiglie in temporanea difficoltà
Il disagio abitativo degli immigrati (che da sempre conoscono grandi difficoltà nel trovare casa e sono spesso costretti ad accettare alloggi di pessima qualità e/o condizioni contrattuali sfavorevoli o addirittura inesistenti), risulta oggi aggravato dalla perdita di lavoro e dalla contrazione del reddito, che hanno determinato un aumento della morosità e degli sfratti. Senza un intervento specifico appare impossibile che possano essere superate situazioni di vera e propria emergenza abitativa o che si possa evitare il precipitare nella morosità, questo peraltro tanto per la popolazione immigrata che autoctona.

Per questo, pur riconoscendo gli sforzi di talune Amministrazioni nella ricerca di soluzioni (perlopiù provvisorie), la dimensione e l’acutezza del problema implicano la necessità a breve di:
• individuare spazi abitativi di emergenza che evitino l’occupazione di luoghi di abitazione impropri (stazioni ferroviarie, giardini pubblici, sottoponti, baracche improvvisate), ricorrendo a sublocazioni di alloggi propri o di terzi, adattando immobili in disuso in abitazioni sia pure provvisorie;
• garantire un contributo sull’affitto congruo ed immediato a tutti quei nuclei familiari immigrati a rischio di sfratto per morosità, in modo da prevenire l’emergenza abitativa.