Si fa un gran parlare oggi di Intercultura in ragione della sempre più consistente presenza di stranieri sul territorio italiano.
Ma se il bisogno di interventi interculturali è generalmente condiviso, non altrettanto univoche sono le interpretazioni che solitamente si attribuiscono a tale termine e le conseguenti linee di azione nella prassi operativa.
In primo luogo, quella interculturale è da considerare un’ottica specifica, distinta da quella multiculturale, che non si accontenta di sottolineare una semplice compresenza, ma considera la reciproca interazione fra individui culturalmente differenti, un obiettivo da raggiungere, come frutto di un lavoro di “facilitazione” nella costruzione dei rapporti. Diffuse e spesso profonde sono le difficoltà relazionali e i “confronti” che spesso si verificano fra individui culturalmente differenti o anche semplicemente il clima di diffidenza più o meno sommersa che si può instaurare nei contesti multiculturali.
Si rende pertanto urgente un lavoro di formazione alla relazione con chi è diverso. L’ottica interculturale deve trasversalmente pervadere le diverse discipline, diventando un filo rosso di riferimento ed orientamento nei differenti ambiti operativi.
La focalizzazione sulla relazione individua una caratteristica fondamentale dell’ottica interculturale, non sempre riconosciuta nei diversi interventi sul campo.
Di fatto significa una presa di distanza dal folklore e dal gusto per l’esotico, spesso confusi con l’Intercultura. Questa significa in primo luogo assunzione di responsabilità ed intenzionalità nell’affrontare le difficoltà che l’incontro fra diversi comporta, al di là della semplice enfasi sul diverso è bello e sulla ricchezza che la diversità può comportare.